BRUNO MUNARI
La genialità tra regola e caso
Opere dal Futurismo fino agli anni '90

Catalogo in galleria con testo di Luca Zaffarano

Il Prof. Sergio Vanni presenta e spiega la mostra in galleria

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Galleria Granelli, con la mostra “Bruno Munari - La genialità tra regola e caso”, presenta 36 preziose opere uniche che ripercorrono il percorso storico dell'artista a partire dal Futurismo fino agli anni '90 “Quello che fa scattare la scintilla credo che sia in molti aspetti la casualità perché quando la casualità incontra la cultura allora possono nascere cose nuove sia nella scienza che nell'arte. [...] Il caso è dunque una condizione per molti aspetti indispensabile perché è fuori dalla logica. Con la logica, e quindi con la tecnologia, si può provare qualche cosa che già si pensa che ci sia, mentre con l'intuizione, con la fantasia e con la creatività, grazie anche a questa casualità che gli orientali chiamano zen, c'è un contatto con la realtà diverso che permette di scoprire altre qualità che non portano ad un risultato pratico ma conoscitivo” Bruno Munari In equilibrio tra regola e caso Munari osserva che la ripetizione compositiva, carente di originalità e fantasia, può condurre la pittura, di formazione costruttivista e concretista, verso una strada senza uscita, in un vicolo cieco. Per questo egli non si irrigidisce mai sulle posizioni teoriche di un astrattismo puro, tutt'altro, egli si preoccupa di sfruttare la casualità che, analogamente a quanto avviene in natura, viene impiegata per demolire un rigore talvolta troppo razionale. Lo storico Enrico Crispolti ci ricorda le finalità più recondite di Munari: “voglio andare a vedere che cosa c'è oltre l'arte astratta, non crediate che queste esperienze si superino tornando indietro”. Munari sintetizza in uno slogan - la regola e il caso - la formula necessaria ad allontanare l'arte astratta da un rigore algoritmico che induce tanti artisti, anche molti dei compagni di viaggio del Movimento Arte Concreta, a ripetersi con pitture destinate ad un inutile decorativismo. Munari si serve frequentemente dello schema duale del contrasto tra opposti. Egli utilizza questo paradosso persino nella denominazione stessa delle opere: si pensi ai negativi/positivi, al concavo/convesso, ai libri/illeggibili, alle xero-copie/originali, alle macchine/inutili o aritmiche. L'idea è in realtà molto semplice, nasce dalla comprensione teorica che solo dall'equilibrio tra l'evento casuale – o in altri contesti intellettuali, dallo stimolo della fantasia - e la programmazione - la razionalità del pensiero - si può ottenere il massimo di espressività, attraverso un dinamismo di forze opposte che è forse la costante di maggior rilievo in tutta l'opera dell'autore, fin dai tempi della sua appartenenza al movimento futurista. [dal testo in catalogo di Luca Zaffarano]
  • Quello nato a Milano nel 1907
  • Quello delle macchine inutili del 1930
  • Quello dei nuovi libri per bambini del 1945 ristampati ancora oggi in varie lingue
  • Quello dell’Ora X (quello dei multipli) del 1945
  • Quello delle scritture illeggibili di popoli sconosciuti, 1947
  • Quello dei libri illeggibili del 1949
  • Quello delle pitture negative-positive del 1950
  • Quello delle aritmie meccaniche del 1951
  • Quello delle proiezioni a luce polarizzata del 1952
  • Quello delle fontane e giochi d’acqua del 1954
  • Quello delle ricostruzioni teoriche di oggetti immaginari in base a frammenti di residui di origine incerta e di uso dubbio, 1956
  • Quello delle forchette parlanti del 1958
  • Quello del design
  • Quello delle sculture da viaggio del 1958
  • Quello dei fossili del duemila, 1959
  • Quello delle strutture continue, 1961
  • Quello delle xerografie originali del 1964
  • Quello degli antenati, 1966
  • Quello della flexy del 1968
  • Quello della grafica editoriale Einaudi
  • Quello dell’abitacolo del 1971
  • Quello dei giochi didattici di Danese
  • Quello dei messaggi tattili per non vedenti del 1976
  • Quello dei bonsai
  • Quello dei laboratori per bambini al museo del 1977 e di tutti gli altri laboratori in altri paesi
  • Quello delle rose nell’insalata
  • Quello della lampada di maglia
  • Quello dell’olio su tela del 1980
  • Quello dell’Alta Tensione
  • Quello dei colori rotanti
  • Quello del corso di design alla Harvard University USA del 1967
  • Quello premiato col compasso d’oro, con una menzione onorevole dall’Accademia delle Scienze di New York e quello premiato dalla Japan Design Foundation “per l’intenso valore umano del suo design

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